“Torture numbers, and they will confess to anything”.
E’ la celebre frase dello scrittore statunitense Gregg Easterbrook, osservando quanto i dati siano appunto dati da qualcuno, ovvero sempre provvisti di intenzione e di finalità.
Our world in data (ourworldindata.com), uno straordinario sito di una no profit inglese partorita dall’Università di Oxford, i dati invece li ascolta e li trasforma gratuitamente in immagini, con il solo obiettivo di lasciarli in ostensione laica davanti alla nostra coscienza.
La mappa dell’uso del suolo, redatta su dati FAO, è una di queste reliquie che richiede tempo e ragionamento, poiché sovrappone le attività umane forzandole sulle geometrie dei continenti del mondo, per restituirci una percezione fisica di cosa stiamo facendo a noi stessi.
Basta osservarla anche in tre soli aspetti.
Abbiamo le due intere Americhe che rappresentano il 27% delle terre emerse, destinate a pascolo e alimentazione per il bestiame da carne, ovvero il piu’ basso livello di biodiversità del suolo e il piu’ alto comparto climalterante (26% del totale).
Abbiamo l’Europa e la Russia che con Artide e Antartide costituiscono il 29% di suolo non abitabile (ghiaccio, deserti,rocce) che è in crescita.
Ed infine abbiamo la Libia, l’1% del totale, che è la superficie complessiva equivalente delle città e delle infrastrutture del mondo, dove risiede stipata oltre la metà dell’umanità e che genera il restante 74% di emissioni.
Superficie speculare alla Mongolia, che è tutta l’acqua che ci resta da bere.
Se cè qualcosa di torturato, non sembrano essere i numeri.
