Uno dei più riusciti esempi di spiegazione del concetto filosofico di eterogenesi dei fini è la storiella del passante che in una strada buia illuminata da un solo lampione, incontra un ubriaco sotto di esso alla affannosa ricerca di qualcosa.
Alla offerta di aiuto, l’ubriaco racconta di essersi perso la chiave di casa.
Alla domanda se l’avesse persa in quel punto, l’ubriaco dice di non sapere dove l’ha persa, ma che sarebbe stato assurdo cercarla al buio.
Trovandoci nel pieno di una indefinibile campagna elettorale, compressa tra una pandemia, una crisi climatico-energetica e una guerra in Europa, viene da chiedersi quanti siano gli ubriachi che si stanno candidando a governarci.
Guardando e cercando di farci guardare ostinatamente nell’unico punto illuminato per trovare la chiave perduta di un modello di vita e di sviluppo, che siamo piuttosto certi sia altrove, e che in fondo non vogliamo né aprire nè modificare.
La sensazione è che dall’ etero-genesi dei fini, di per sè innocente perché non governabile, si stia passando ai fini dell’eterogenesi , con la collaborazione meno candida di tutti noi, ovvero il perseguimento di nessun cambiamento, ottenuto guardando fisso sempre nella stessa direzione.
