In una delle poche scene solari di giocosa seduzione in Ultimo Tango a Parigi del 1972 di Bertolucci, i due personaggi si fanno reciproche proposte e dinieghi di matrimonio navigando su un battello sulla Senna.
Nella schermaglia, una classica ciambella salvagente del battello cade in acqua, e naturalmente, affonda.
Sul salvagente non salvante, la scritta “Atalante” ci teletrasporta alla meraviglia di Jean Vigo al 1934.
La soave glossa cinefila, ci ricorda così il tuffo del protagonista in acqua alla ricerca della sua amata, come a fornire un parallelo tra due speranze di incontro e di felicità di coppia, destinate comunque all’oblio.
Il passaggio rallegra e turba, ma giustamente non risolve.
Una opera di Bill Viola (Ascension del 2000), ripresentata a Roma questa estate in una mostra a Palazzo Bonaparte, trasforma in qualche modo questo ponte (sulla Senna?) in triangolo (delle Bermude?), proseguendo la riflessione (?).
Ascension infatti, è una ripresa rallentata di una caduta nell’ acqua di un corpo umano visto frontalmente, che dopo fluttuazioni e galleggiamenti, affonda nel profondo dell’abisso scuro.
Ascension è dunque una salita verso il basso.
Questo solo ci è dato sapere.
Non so a questo punto se il racconto si risolve.
Ma comunque, è tutto bellissimo.
